Quali sono i paesi meno colpiti dal cambiamento climatico nel mondo?

Misurare quali paesi siano meno colpiti dal cambiamento climatico implica definire cosa si confronta. L’esposizione fisica ai rischi (ondate di calore, innalzamento del livello del mare, tempeste) e la capacità di adattamento (infrastrutture, risorse idriche, governance) non classificano gli stessi territori ai primi posti. Diversi modelli prospettici recenti incrociano queste due dimensioni per identificare profili di paesi nettamente meno colpiti della media mondiale.

Valutazione del rischio climatico per il 2050: i cinque paesi meglio classificati

La piattaforma ClimateAdaptation.life ha pubblicato un quadro di modellazione economica e climatica che classifica le economie in base all’impatto atteso del cambiamento climatico sulla loro crescita entro il 2050. Cinque paesi ottengono il punteggio massimo “A” in questo sistema: Mongolia, Islanda, Russia, Kirghizistan e Norvegia.

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Paese Punteggio rischio climatico Punto di forza principale
Mongolia A Clima continentale freddo, bassa densità
Islanda A Insularità nordica, geotermia
Russia A Immensa estensione territoriale, alte latitudini
Kirghizistan A Alta altitudine media, risorse idriche
Norvegia A Latitudine, capacità di adattamento economico

Questa classificazione distingue esplicitamente i “climate winners” e i “climate losers” in termini di impatto macroeconomico. Il punto in comune di questi cinque territori: un’alta latitudine o un’elevata altitudine, combinata a una bassa pressione demografica sulle risorse naturali.

Per approfondire questo tema, i paesi meno colpiti dal cambiamento climatico secondo Paris Astuce offrono una griglia di lettura complementare sui criteri geografici ed economici in gioco.

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Esposizione fisica e capacità di adattamento: due classifiche che divergono

Pescatori norvegesi su un fjord intatto, che illustra la resilienza climatica dei paesi nordici di fronte al riscaldamento globale

Un paese può essere poco esposto ai rischi climatici pur rimanendo molto vulnerabile, per mancanza di mezzi di adattamento. Al contrario, un paese fortemente esposto può limitare i danni grazie a infrastrutture robuste e a una governance reattiva. Questa distinzione spiega perché le classifiche di vulnerabilità non coincidono sempre con le classifiche di esposizione.

L’Indice globale dei rischi climatici di Germanwatch illustra questo scostamento. I paesi più colpiti da eventi meteorologici estremi negli ultimi due decenni si concentrano in Asia meridionale, America centrale e Africa subsahariana. I paesi nordici europei appaiono sistematicamente nella parte bassa della classifica delle perdite umane ed economiche legate ai rischi meteorologici.

La Finlandia e la Svezia, spesso citate tra i paesi risparmiati, accumulano due vantaggi: una ridotta esposizione fisica (nessun ciclone, basso rischio di inondazioni costiere a breve termine) e capacità di adattamento tra le più elevate al mondo. Al contrario, la Mongolia, classificata “A” per l’impatto macroeconomico, dispone di mezzi di adattamento molto più limitati.

Il tranello dei “rifugi climatici” apparenti

Alteri territori presentati come rifugi di pace climatica dai media non resistono a un’analisi più approfondita. Un paese classificato come rifugio può essere vulnerabile su un indice scientifico diverso. La Nuova Zelanda, frequentemente citata, affronta rischi sismici e vulcanici che non rientrano nei modelli climatici ma pesano sulla resilienza globale.

Il sud dell’Islanda sta già subendo modifiche delle correnti oceaniche che potrebbero influenzare la pesca, pilastro economico del paese. Qualificare un territorio come “rifugio” senza specificare il perimetro dell’analisi equivale a confrontare dati incompatibili.

Riscaldamento climatico e alte latitudini: benefici da sfumare

I paesi situati oltre il 55° parallelo nord traggono, sulla carta, alcuni vantaggi dal riscaldamento: allungamento della stagione agricola, riduzione dei costi di riscaldamento, apertura di nuove rotte marittime. La Russia e il Canada sono i due territori più frequentemente citati in questa categoria.

Questi benefici rimangono teorici per diverse ragioni:

  • Lo scioglimento del permafrost destabilizza le infrastrutture esistenti (strade, edifici, oleodotti) su superfici considerevoli in Siberia e nel Grande Nord canadese
  • L’aumento delle temperature accelera gli incendi boschivi boreali, che hanno raggiunto superfici record negli ultimi anni in Canada
  • Gli ecosistemi marini artici, di cui dipendono le economie locali, subiscono rapidi sconvolgimenti (acidificazione, modifica delle risorse ittiche)

I potenziali guadagni agricoli non compensano le perdite infrastrutturali nelle zone di permafrost. Il bilancio netto per questi paesi rimane incerto, anche se la loro posizione relativa è più favorevole rispetto a quella dei paesi tropicali.

Urbanista su un tetto vegetale a Reykjavik che simboleggia l'adattamento climatico dei paesi meno colpiti dal riscaldamento

Paesi nordici europei: il profilo più completo di fronte al cambiamento climatico

<pIncrociando esposizione fisica, capacità di adattamento e traiettoria delle emissioni, i paesi scandinavi si distaccano dal resto della classifica. Norvegia, Finlandia, Svezia e Islanda combinano diversi fattori favorevoli:

  • Una temperatura media che rimane, anche con un riscaldamento marcato, al di sotto delle soglie di stress termico per le popolazioni
  • Risorse di acqua dolce abbondanti e poco minacciate a medio termine
  • Un mix energetico già ampiamente decarbonizzato (idroelettrico, geotermia, eolico)
  • Sistemi sanitari e di protezione civile tra i più performanti al mondo, capaci di assorbire gli shock climatici occasionali

La Norvegia occupa una posizione particolare: classificata “A” da ClimateAdaptation.life e regolarmente in cima agli indici di performance ambientale, dispone anche di un fondo sovrano che le conferisce un margine finanziario di adattamento senza pari.

E la Francia in tutto ciò?

La Francia metropolitana si colloca in una zona intermedia. Non è né tra i paesi più esposti, né tra i più risparmiati. L’arco mediterraneo concentra i rischi più acuti (ondate di calore, incendi, stress idrico), mentre le facciate atlantica e settentrionale beneficiano di un clima più temperato. La diversità dei territori francesi, comprese le regioni d’oltremare, rende qualsiasi classificazione globale poco pertinente.

La nozione di paese “risparmiato” dal cambiamento climatico rimane una semplificazione. Nessun territorio sfugge totalmente agli effetti del cambiamento climatico, ma il divario tra un paese nordico ben preparato e uno stato insulare tropicale esposto all’innalzamento del livello del mare si misura in ordini di grandezza. I cinque paesi classificati “A” da ClimateAdaptation.life condividono un tratto comune: la loro geografia offre loro tempo, non un’immunità.

Quali sono i paesi meno colpiti dal cambiamento climatico nel mondo?